Studio della figura corporea: Guenda - I racconti di Lella- La mia amica Lella - mangiopositivo

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Studio della figura corporea: Guenda

Pubblicato da Elisabetta Giovetti in Figura corporea · 23/5/2019 18:03:00






Questa sera sono in anticipo. Approfitto per guardare i disegni delle “mie ragazze”. Le chiamo così quando ne parlo con la mia amica del cuore.
La prima ad arrivare è Fulvia.
- Che tempo schifoso. E fa un freddo! –
- Si e sembra di essere in pieno autunno mentre invece siamo quasi in estate. –
Si siede, tira fuori il quaderno del diario alimentare e la cartellina con i disegni di quelle che hanno già parlato.
- Chi parlerà stasera?-
- Non so. Manchi tu, Guenda, Milena e Rosita. Vuoi parlare tu… cosa dici?–
- Preferirei un’altra volta, sinceramente. Ho avuto una settimana pesante, sono un po’ influenzata e pensavo di andare via presto stasera. –
In quel momento arrivano le altre, quasi tutte insieme.
- Ma è molto che siete qui? Siamo in ritardo?- domanda Guenda.
- No, no, io e Fulvia siamo un po’ in anticipo. –
Aspetto che siano tutte sedute poi chiedo com’è andata la settimana. Rispondono abbastanza bene, senza grandi novità.
- Chi delle ultime quattro vuole parlare stasera? -
- Parlerei io- dice Guenda – se nessuna ha qualcosa in contrario. –
- Perfetto! –
Si alza e inizia a distribuire le fotocopie.
Torna al suo posto. Si guarda intorno, incrocia le gambe sotto la sedia, aspetta.
Dopo qualche minuto di silenzio sbotta.
- Allora? Tutte mute? Cosa c’è nel disegno che vi ha tolto la parola? –
- Ci vogliamo pensare… - dice Annamaria.
- Ma pensare…pensare. Cosa dovete pensare? –
- Cosa dirti. –
- Va bene allora, dai, faccio la brava. Sto qui in silenzio. -
- Ti sei fatta vestita molto classica… - osserva Annamaria.
- Oh finalmente… questa attesa mi spaventava un po’ - la interpellata la guarda – è vero. Sono in tenuta da lavoro. A lavorare vado sono così. Quando arrivo a casa mi tolgo la giacca e mi infilo qualcosa di più confortevole, una felpa, un maglione. Per sentirmi meglio, più libera. Qui alle riunioni vengo coi vestiti da casa. –
- Accipicchia! – dice Susanna – Se vedi me in tenuta da casa… sembro nonna Papera! –
Scoppiano a ridere e annuiscono.
- E perché ti sei fatta modello ufficio? – le domando io.
- Avrei potuto disegnarmi anche coi vestiti comodi – si volta verso di me –non ci ho neanche pensato… Forse è perché il lavoro è molto importante nella mia vita. –
- Quanto importante? È tutto? –
- No, tutto no, non direi, Milena – parla guardando in basso, sembra che conti le piastrelle marroncine anni settanta del pavimento – però è fondamentale per me. La ditta dove lavoro quando sono arrivata, quindici anni fa, era molto diversa. Purtroppo dopo qualche anno il titolare è mancato improvvisamente. La figlia, col marito, ha preso le redini. Gente in gamba, lavoratori onesti, ma con poca esperienza. Hanno delegato a me molti altri aspetti oltre al mio originario, che erano le risorse umane. Adesso dico la verità, la sento un po’ anche come una mia creazione. Un po’ lo è. E quella famiglia è un po’ la mia, anche se con grossi contrasti, ogni tanto. –
- Ci sono in tutte. – dice Milena.
- All’inizio avevo pensato di farmi addirittura con l’agenda in mano. Ma poi mi pareva eccessivo. –
Alcune ridono.
- Sei proprio una forza della natura! – le dice Susanna.
- Ma adesso che ci penso… sullo schizzo hai i pantaloni e anche qui non ti ho mai visto in gonne. Non le usi mai? – le domanda Fulvia.
- Poco. Ho sempre avuto il culo un po’ abbondante e le gambe corte. Risultato non mi vedo in gonne. Non mi piaccio, mi sembro sempre troppo gnè-gnè. E poi ho gambe troppo magroline. –
- Ma prova! Vieni qui una volta. Te lo diciamo noi come stai. Sai che noi siamo sincere! – dice Laura tutta infervorata.






gli uomini di Guenda


A quel punto Elisa prende la parola – Scusa posso farti una domanda un po’ personale? –
- Prego… -
- Da quello che hai detto è chiaro che il lavoro è gran parte della tua vita. Ma e con gli uomini che rapporti hai? Non ne hai mai parlato, non hai mai avuto dei fidanzati? – Guenda si gira verso di lei e aspetta un po’ prima di rispondere.
- Se non vuoi parlarne basta che lo dici. – chiarisco io.
- No, no, perché? Se ne può parlare benissimo. È il capitolo riuscito  peggio della mia vita. Ho avuto delle relazioni. Né tante né poche, sette per la precisione. Ho cominciato ad interessarmi all’altro sesso abbastanza tardi, a dir la verità. –
- Cioè? – chiede Celeste.
- Dopo i venti. - abbassa gli occhi, un breve silenzio poi riprende - Il primo era un appassionato, furioso del pallone. Andavamo allo stadio tutte le domeniche e parlava sempre di calcio. È durata quasi un anno poi non ce l’ho fatta più. Non sopporto gli stadi da allora. –
- Hai fatto il pieno, si vede.- dice Rosita.
- Sicuramente.
Il secondo, mi son detta, no sportivo. Per carità! Infatti era un intellettuale. Grande esperto di cinema. Con lui mi sono fatta una cultura nei cinema d’essai. Il neorealismo, Pasolini, Fellini, Bergman. Era anche simpatico, ogni tanto, però dopo un po’ mi sono accorta che i suoi discorsi mi annoiavano a morte. Mi divertivo molto di più facendo altre cose. Anche una semplice passeggiata.
Poi ho conosciuto un tizio amante della natura. Diceva lui.
Ma dai proviamo, perché no?
In realtà era fanatico di funghi. Ogni domenica in autunno era obbligatorio infilarsi in mezzo ai boschi, infangarsi tutti per raccogliere quattro pugnetti di funghi, certe volte. Mi sono comprata vestiti impermeabili, scarponi da montagna… ma poi l’ho lasciato.  
Un giorno un collega mi ha presentato un amico.
Carino, gentile. Buttiamoci dai…
Ho storto un po’ il naso quando me lo sono visto arrivare un giorno, in tenuta da ciclista, bicicletta da corsa, polpacci e avambracci depilati. Però magari… diamogli una possibilità! Gliel’ho data. Ma per poco perché era troppo fissato.
Qualche mese più tardi mia cugina mi invita al suo matrimonio.
Lì ho conosciuto uno che sembrava quello giusto. Gentile, per bene. Non più giovanissimo, con un buon lavoro. All’inizio tutto bene. A questo piaceva il biliardo. In principio l’avevo presa anche bene. Mi sembrava divertente. Ma col tempo ho realizzato che nella sua vita oltre al tavolo verde c’era ben poco.
È durata anche troppo. -
La guardo - Quanto? -
- Quasi un anno. -
- Il penultimo era un genio degli scacchi. Di questo proprio posso farne a meno, ho detto a me stessa una sera guardando la tivù. Infatti quella stessa settimana gli ho dato il ben servito. –
Scoppiamo tutte a ridere.
- Si, si, ridete. Ma c’è poco da stare allegri, care mie.
L’ultimo è stato il fiasco più grande di tutti. L’avevo conosciuto in vacanza. Era di una città a cento chilometri da casa mia. L’aspetto non mi ha mai convinto del tutto, era un po’ buzzurro. Però sembrava tanto dolce, così coinvolto, delicato a volte.
Il romantico mi manca.
Quei peli sul petto in bella vista non gli dicono bene, ma magari è davvero così, premuroso, affettuoso. Che ne so, magari esistono davvero!
Ecco adesso lo so! Non esistono!
Era tutta una tecnica, solo una strategia volta a un unico obbiettivo. Aveva in testa solo l’organo riproduttivo femminile. Mi ha trombato un po’ di volte e poi per fortuna si è tolto dai piedi da solo. –
- Adesso come vivi la solitudine? – le chiede Alessandra.
- Mah… va a momenti. Certo sarebbe bello avere un compagno. Io evidentemente sbaglio qualcosa. Ci ho pensato a volte.
Cosa voglio da un moroso?
Amore, comprensione, complicità, divertimento, intelligenza, sesso.
Però più o meno quegli uomini avevano queste caratteristiche. Allora perché non ha funzionato? –
- E’ la domanda che ci facciamo in tante! Vero ragazze? – Laura parla guardandosi intorno.
- Eh si… - fa Annamaria pensierosa.
- Io credo – dico – che sia qualcosa di profondo. Un imprinting ricevuto in casa da cui non è facile liberarsi. Forse solo con una psicoterapia ma ci vuole una forte motivazione. –
Rosita annuisce.  
- Comunque da quando frequento questi incontri sono più contenta di me e più fiduciosa nel futuro. Soprattutto accetto più me stessa, i miei pregi, i miei difetti e il diabete. Anche l’invecchiamento. E adesso i controlli vanno molto meglio. Sono quasi sempre dentro i parametri. –
- Beh, queste sono cose importanti – interviene Laura – però prima mentre raccontavi del tuo lavoro ho pensato una cosa… mi sembra un po’ troppo totalizzante questo tuo lavoro. E forse venire qui ti fa bene anche per questo, ti tira fuori dal tuo ufficio. –
Guenda la fissa visibilmente spiazzata.
- Anche io ho avuto la stessa impressione. Mi ha ricordato molto mio padre. Lavoro, lavoro, lavoro e in casa non esiste. – dice timida Celeste.
- Volevo andare a casa prima stasera perché non sto tanto bene… ma con queste tematiche mi avete incollato alla sedia. – fa Fulvia soffiandosi il naso.
- Belle idee, stasera. Veramente! – Rosita si alza.
- No aspettate un attimo. Non potete andarvene così adesso! Mi dovete trovare un hobby! Un bel tot me lo sono bruciato coi fidanzati! –
Scoppiamo tutte a ridere.
- Cosa ti piacerebbe?- le domanda Annamaria.
- Boh… -
- Ci pensi a casa e ce lo dici la prossima volta. – concludo.
Sono veramente distrutta.
- Eh no… aspettate, aspettate! Ho un’idea! A Parigi anni fa guardavo quelli che fanno i ritratti per strada. Li ho molto invidiati e ho pensato in quel momento che mi sarebbe piaciuto saper dipingere. Cosa dite potrebbe andare come passatempo? E’ una delle poche cose che i fidanzati non mi hanno rovinato. –
- Bellissimo! - Elisa si alza, la abbraccia - Anche mio marito dipingeva. Ti regalo le sue cose, il cavalletto, i colori, le tele. Sono ancora là. Non sapevo a chi darle. Mi dispiaceva darle a uno sconosciuto. –
Qualcuna si asciuga una lacrima di nascosto.
- Bello! Dulcis in fundo! E adesso, forza… tutte a nanna. –
Finalmente chiudo tutto.
Non vedo l’ora di essere a letto!











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