Saturnia - I racconti di Lella- La mia amica Lella - mangiopositivo

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Saturnia

Pubblicato da Elisabetta Giovetti in Amica di Lella · 30/4/2016 17:30:49







-Arrivata tutto bene- lo stesso sms sia a G. che a Lella.
E’ martedì devo restare qui fino a sabato. Mi annoierò? Può darsi. Mollo i bagagli ed esco a fare un giretto. Quasi subito decido che Saturnia è veramente bella, peccato essere soli. L’albergo è senza lusso ma dignitoso. Gli altri ospiti sono tutti vecchiotti diciamo tra i settanta e gli ottanta anni. G. può stare tranquillo, non avrò nessun tipo di tentazione. Quando chiamo al telefono il mio legittimo consorte lo sento bene, dice che approfitta della solitudine per pensare e fare un po’ di sport. Riflettere non gli fa per niente male a quell’orso. Poi chiamo Lella.
Pronto…-
-
Pietro cosa fai lì?-
-
Chi parla scusi?-
-
Sono io… non mi riconosci?-
-
Ah si, adesso si.
Dopo una breve conversazione mi passa la mia amica. Le racconto dell’albergo, della zona molto bella. Lei mi sente contenta, dice. Arrivo all’albergo ancora col telefono all’orecchio. Li ho salutati entrambi con la promessa di chiamarli ogni sera.

Sono le nove, sto facendo colazione a un tavolo vicino alla finestra da sola. Me la prendo con calma e spalmo il burro su una fetta di pane, poi la marmellata. La immergo nel caffè latte e la mangio a piccoli morsi godendomi il panorama. Poi prendo un paninetto, lo taglio a metà, lo riempio di nutella, mamma che buona la nutella, e lo addento. Mi sento in pace con me stessa, sono sicura che non mi annoierò. E se un po’ mi annoierò pazienza! Mi alzo e mi dirigo all’ascensore per andare in camera a lavarmi i denti prima di uscire. Entro insieme a una donna che avevo notato anche prima nella sala da pranzo. Anche lei come me faceva colazione da sola. Arriviamo al piano, lei mi saluta con un sorriso prima di entrare nella sua stanza. Dopo un po’ sono pronta per uscire. Il tempo è bello ma tira un vento fresco di quelli traditori.






Oggi ho deciso che farò tutto il giorno terme e relax. Domani invece vado verso il mare. Faccio una breve passeggiata abbastanza coperta. Per difendermi da questa brezza birichina mi metto anche un fazzoletto e me lo lego bene sotto il mento come faceva mia nonna quando ero piccola. In giro per il paese incrocio la signora solitaria di prima con cui ho fatto il breve viaggio in ascensore. Ha al collo una grande e pesante macchina fotografica. Passeggia, come me apparentemente senza una meta fissa. La osservo. Ogni tanto si ferma a immortalare una casa, una scala con un gatto, un vaso di fiori. Forse ha qualche anno più di me. Cammina indolente, l’andatura lenta di chi non ha impegni. Si guarda in giro. Forse è straniera? A cena la rivedo, è sempre sola. La grande macchina fotografica poggiata sul tavolo. Rifacciamo per la seconda volta il viaggio insieme fino al terzo piano. Questa volta al saluto aggiunge un cordiale - Arrivederci! –Metto la sveglia del cellulare alle sette e mezzo col proposito di alzarmi prestino. Nella sala da pranzo c’è poca gente oltre a me e alla misteriosa solitaria. Le passo vicino diretta al terzo piano ma lei inaspettatamente per la prima volta mi rivolge la parola.
Sola anche oggi?-
-
Si anche lei?- dico con un caldo sorriso.
-
Vado verso il mare perché non viene con me?-
Perché no? Ha qualcosa da raccontare questa donna, lo sento. Accetto molto volentieri il suo invito dato che anche io avevo lo stesso progetto. Per tutto il giorno chiacchieriamo della nostra vita. Io le racconto della mia crisi di coppia, lei mi racconta di suo figlio che lavora a Parigi. Il marito l’ha perso tre anni fa. E’ morto d’infarto improvvisamente. Veronica mi racconta di aver sempre avuto la passione per la fotografia e di aver lavorato per dieci anni in uno studio fotografico. Ma da qualche tempo ha deciso di prendersi del tempo per sé.  –
La vita è breve.- dice con una nota di tristezza nella voce.
E’ strano come certe volte riusciamo a confidarci di più e meglio con gli sconosciuti che con le persone a noi più vicine.

Il tempo è volato e mi ritrovo già a fare la valigia per tornare e non mi sono annoiata neanche un po’.

Ciao Veronica ci rivedremo.












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