Al bar con Lella - I racconti di Lella- La mia amica Lella - mangiopositivo

Vai ai contenuti

Menu principale:

Al bar con Lella

Pubblicato da Elisabetta Giovetti in Lella · 9/6/2014 15:55:55
Tags: Cambiamento






Io e Lella ci incontriamo un sabato pomeriggio in un bar del centro. La vedo di buon umore e mi racconta un po’ di cose. Qualche tempo fa aveva preso un appuntamento con una dottoressa del servizio di dietetica dell’ospedale. Mentre fuori dall’ambulatorio aspettava di entrare ascoltava i discorsi delle persone in coda, come lei, per il colloquio.
Esce un signore con la faccia molto depressa. Mettendosi il cappotto diceva con la moglie: <<
La dottoressa avrà anche ragione, ma io non riesco a fare meglio. Come faccio a seguire la sua dieta mangiando ogni mezzogiorno in mensa? Non posso mica lasciare il lavoro. Oggi sono già fortunato ad avercelo un lavoro.>> <<Dai - gli dice la moglie – vedrai che il mese prossimo andrà meglio.>> Lui si incammina verso l’uscita con fare abbacchiato, la moglie tenta di confortarlo con qualche pacchetta sulla schiena.
Una giovane donna di fianco a Lella chiacchiera con un’altra signora <<
Speriamo che oggi vada meglio del mese scorso che ero calata solo mezzo chilo. Secondo il programma della dottoressa dovrei calare tre chili al mese. Mi ha sgridato dicendo che non faccio tutto il possibile. Di questo passo non raggiungerò mai il peso ideale, mi ha detto. Speriamo bene.>>
In quel momento dalla porta dell’ambulatorio esce una signora di una certa età quasi in lacrime accompagnata dalla figlia che la consolava. <<
Dai mamma, non fare così.>> <<Ma hai sentito cosa ha detto? Se non raggiungo il peso che ha detto lei, mi fa l’insulina! Due punture al giorno, ti rendi conto? E forse di più, ha detto! Io non le voglio le punture!>> <<Dai vedrai che non ci sarà bisogno. Sai come sono i dottori, fanno un po’ di terrorismo.>> <<Si, si, ma intanto è una scocciatura se devo fare le punture.>>
Lella ha guardato le facce delle persone intorno a lei: dentro i loro occhi si vedeva l’apprensione, la paura di fallire, il senso di colpa. Si è chiesta se era veramente quello che voleva: essere trattata come una bambina disubbidiente e capricciosa, invece che come una persona di fronte a una prova difficile, che ce la sta mettendo tutta. Ha capito che era un film che aveva visto già troppe volte e lo conosceva a memoria. E’ rimasta ancora un po’ seduta a scrutare le persone che la circondavano. Poi si è alzata e si è allontanata prima lentamente poi a passi sempre più veloci. Fuori dallo stabile ha guardato in alto il cielo nuvoloso e ha sorriso.
Una volta tanto era soddisfatta di sé.



        



<<Brava, hai fatto bene!>> ho detto.<<Si, anch’io penso di aver fatto bene. Voglio provare qualcos’altro.>> Io l’ho guardata e le ho detto <<Ma perché non la smetti con queste cose? Sei bella anche così. Sei un po’ cicciottella, ma hai una bellissima pelle, un bel sorriso. Dove sta scritto che bisogna essere tutti magri?>> <<Si certo è vero, ma per me è un problema comunque. Ma l’altro giorno dal mio dentista, ho visto un volantino che parlava di metodi nuovi per il trattamento del sovrappeso. Mi ha incuriosito e ho chiesto informazioni al dottore. Mi ha detto che c’era stata sua moglie. Aveva perso un po’ di peso, ma soprattutto era più soddisfatta di sé, più contenta, sulla porta lo salutava con un bacio. Lui era contento perché scopavano di più. Questa dottoressa che non usa diete punitive, né ti fa spendere un capitale in integratori e porcherie varie ha uno strano cognome, si chiama Gustalavita. Ho deciso di provare. E’ l’ultimo tentativo, te lo prometto.>><<Va be, dai se te l’ha detto il dottore!>>




Bookmark and Share

Torna ai contenuti | Torna al menu